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La festa del 'Gatto marzolino salva-capolavori'
27 Luglio 2007
Autrice: Mimì
Dopo i famosi corvi della Torre di Londra e le oche del Campidoglio, anche i gatti dell’Hermitage hanno trovato il loro posto nella storia. Da quest’anno anch’essi hanno una loro giornata di festa per celebrare il diligente servizio che svolgono da quasi 300 anni: eliminare i pericolosissimi topi golosi di tele e documenti custoditi nel prestigioso Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo.

Il piccolo contingente felino di cinquanta gatti liberi di muoversi ovunque nelle vaste sale del museo trova il loro capostipite nel gatto marzolino portato dall'Olanda, per
l'appunto in marzo, da Pietro il Grande, il fondatore di San Pietroburgo. La figlia Elizaveta si procurò altri felini a Kazan, nel Tatarstan, rinomati nella caccia ai ratti, ma fu Caterina la Grande
a chiamarli ‘guardiani delle pinacoteche’.
Il museo dell'Ermitage è un complesso architettonico che ospita una delle più importanti collezioni d'arte del mondo. L'edificio in origine faceva parte del Palazzo d'Inverno, residenza imperiale che
per due secoli fu il cuore della Russia zarista. Fu qui infatti che nel 1917, a seguito della Rivoluzione d'Ottobre, ebbe inizio il regime comunista.
Venne progettato per l'imperatrice Elisabetta dall'architetto italiano Bartolomeo Rastrelli e completato nel 1762 in pieno stile barocco. Due anni dopo Caterina la Grande lo fece ampliare lungo il
lato orientale per farne una residenza privata nonchè sede della sua immensa collezione d'arte che crebbe costantemente per tutto l'Ottocento.

Attualmente il palazzo ed i suoi annessi sviluppano una rete di ampie gallerie e cortili che si affacciano sul fiume Neva, con un’imponente facciata che si articola sue due linee sovrapposte di gigantesche colonne, con decorazioni classiche e sculture in bronzo e granito; l'interno è ancora più sfarzoso con centinaia di ampie sale, enormi lampadari di cristallo, marmi, statue e stucchi. Il museo contiene più di tre milioni di opere, di cui quindicimila dipinti, dodicimila sculture e centinaia di migliaia di disegni ed altri tesori d'arte ed i dipendenti dell'Hermitage considerano ormai i gatti salva-capolavori loro colleghi a tutti gli effetti, facendo delle collette per dargli da mangiare.

Molte altre città sono sedi distaccate dell’Hermitage: Las Vegas, Amsterdam, Kazan e Londra. C'e' infine un progetto denominato Ermitage Italia che porterà all'apertura nella città
di Ferrara di un centro di ricerca e studio finalizzato alla catalogazione delle opere italiane dell’Ermitage, frutto di un accordo fra il Museo e la Provincia di Ferrara.
Il Pumo...
autrice: Mimì
Chiunque si avventuri per le strade della città vecchia di Grottaglie, pochi chilometri a nord-est di Taranto, non può che essere catturato dalla curiosità di sapere cosa siano quei curiosi oggetti di ceramica colorata che si situano in coppia alle estremità di balconi, finestre e terrazze.

L’antichissima vocazione ceramica della città è ormai nota, ma pochi di certo immaginano quale universo possa celare anche la più semplice delle forme ceramiche, sia essa rustica (o di utilità) che decorativa, un universo fatto di usi e costumi locali attinti alla religione e al mondo rurale, nonché frutto di gesti artigiani che si ripetono allo stesso modo da generazioni.

Ebbene anche il pumo, dalla funzione puramente ornamentale, cela nelle sue forme e colori un mondo estremamente affascinante per il turista.
La forma tradizionale consiste in una sorta di germoglio terminante a punta, quasi una guglia appena accennata, dotata talvolta di foglie applicate alla base. Può avere una superficie liscia o solcata da striature concentriche; ricoperta da lucenti invetriature monocrome, nei tradizionali colori giallo ocra per il bocciolo e verde rame per le foglie, o decorata in policromia. In ogni caso possiede alla base un foro per consentirne l’inserimento negli appositi fermi metallici di ringhiere e parapetti.

Sulla natura di questa forma ceramica si possono avanzare varie ipotesi, partendo certamente dalla cultura agricola locale per la quale l’artigiano ceramista s’ispira ai simboli primaverili della gemma, metafora della rinascita e della fertilità, ragion per cui il pumo viene anche considerato simbolo bene augurante di prosperità e abbondanza. Da non ignorare il culto della dea Pomona, antica divinità romana il cui nome si ricollega a pomum, frutto, della cui maturazione lei si occupava girando per le campagne provvista di forbici e falcetto, impegnata a potare, innestare e concimare. Ma i pumi posti a decorare le inferriate delle case adempiono ad un compito atavico come quello di scacciare il malocchio, funzione apotropaica ereditata probabilmente da antiche costumanze medio orientali di porre una candela sugli usci delle case per invocare la protezione di Allah. A ben vedere la forma a guglia del pumo potrebbe ricordare vagamente quella delle moschee islamiche e a supporto di tali ipotesi non mancano considerazioni storiche riguardo le influenze arabe sulla storia locale: lo sviluppo urbanistico della città vecchia di Grottaglie riflette chiaramente nel suo impianto labirintico la forma tipica della città islamica, comune a tanti altri centri che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Inoltre Taranto è documentata come emirato arabo nell’VII secolo e i suoi commerci ceramici col Mediterraneo includevano notoriamente anche la produzione d’uso grottagliese.

Il pumo si evolve nel corso del tempo adattandosi ai gusti delle diverse epoche, alle capacità artistiche dell’artigiano ceramista, al valore estetico o bene augurante che l’eventuale committente richiedeva. Questa variabilità si riflette anche nell’uso degli smalti e delle invetriature impiegate, nelle dimensioni e nella cura decorativa del manufatto. Un’evoluzione estetica della forma del pumo è la pigna, per la quale in fase di modellazione il ceramista realizza con grande perizia artistica i dettagli delle brattee ed il loro andamento a spirale...





